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Una chiave – Caparezza

SIGNIFICATO

INTERPRETAZIONE #1

Il 2017 si era chiuso con il ritorno di Caparezza, con il suo nuovo album Prisoner 709 e con il suo singolo di successo Ti fa stare bene. Anche il 2018 non vuole essere da meno ed infatti Caparezza decide di iniziare allo stesso identico modo pubblicando il 12 Gennaio il suo nuovo brano “Una chiave“. Come già capitato con tantissime sue canzoni, anche il testo di questo brano è tutt’altro che banale e nasconde tante storie, curiosità, riflessioni sulla vita stessa di Caparezza, cerchiamo dunque di analizzare il testo e trarne il significato.

Prima di tutto vogliamo far notare come il titolo completo della canzone sia “Una chiave (Capitolo: il colloquio)“: ciò ci fornisce già un indizio molto importante e ci fa capire che l’intero testo sia un colloquio. Nasce spontanea una domanda: colloquio tra quali persone? La risposta ci viene data immediatamente: il Caparezza di oggi che dialoga con un Caparezza più giovane. Questo lo si capisce facilmente dall’inizio della canzone, in cui lui stesso si descrive in questa maniera: “Ti riconosco dai capelli, crespi come cipressi da come cammini, come ti vesti“. Nei versi successivi Caparezza entra più nel dettaglio, spiegando di come per lui oggi sia sempre più difficile scrivere il testo per una nuova canzone, questo dato anche dal fatto che ormai essendo famoso le aspettative su di lui siano sempre enormi ogni volta che pubblica un nuovo album (“Dagli incisivi con cui mordi tutte le matite le spalle curve per il peso delle aspettative”). E’ invece nei versi successivi che Caparezza inizia una sorta di dialogo con il se stesso più giovane, quando era ragazzo ed era ancora pieno di paure: gli dice che sa come si sente a quell’età (“So bene come ti senti e so quanto ti sbagli“) e di non abbattersi e di non dubitare della sue capacità ed è proprio qui che inizia il ritornello “No, non è vero che non sei capace, che non c’è una chiave“, che non è altro che una metafora per dire che c’è una soluzione a tutto. Dobbiamo però avanzare anche una ulteriore ipotesi sulla chiave del ritornello: ricordiamo a tutti infatti che il titolo dell’album è “Prisoner 709” e il fatto che Caparezza ci metta dentro la chiave per uscire di prigione, lo troviamo un fatto tutt’altro che casuale.

La seconda strofa è una descrizione che fa di se stesso, una descrizione che probabilmente rimane attuale anche oggi: ci viene presentato un Caparezza solitario, freddo, che preferisce la solitudine rispetto allo stare in gruppo (“E ti fai solitario quando tutti fanno branco” e “Sei nato nel mezzogiorno però purtroppo vedi solo neve e freddo tutt’intorno come un uomo Yeti“) e di come eviti in tutti modi di mostrare segnali di debolezza o di dolore, quest’ultimo lo si capisce dal verso “le tue bottiglie non hanno messaggi” a dimostrazione di come non voglia comunicare con nessuno. Tutto ciò viene rafforzato pochi versi dopo “Rimani zitto, niente pareri“: ancora una volta Caparezza insiste su come in passato abbiamo voluto sempre mantenere un profilo basso e di come abbia spesso preferito starsene solo con se stesso. E’ qui che il Caparezza di oggi sprona il Caparezza più piccolo, indifeso e impaurito: “Vai, tallone sinistro verso l’interno” secondo molti  infatti sembrerebbe essere una metafora per dire di attaccare (nel sport del fioretto in particolare, la posizione in cui il tallone sinistro è posto verso l’interno, sta indicare una posizione del corpo pronta ad attaccare, pronta a sferrare il colpo contro l’avversario), dunque un modo originale di dire a se stesso piccolo di non avere paura e al contrario di buttarsi in quello sta facendo senza timore.

Dopo tutto questo discorso, in cui ci viene presentato un Caparezza giovane, fragile, pieno di paura, accade però il colpo di scena: gli ultimi versi sembrano ribaltare l’intero significato della canzone, infatti in un immaginario incontro tra il se stesso giovane e vecchio, sarebbe proprio il Caparezza giovane a far forza a quello di oggi, infatti la “chiave” di tutta la canzone è non pensare più al passato, a com’era da piccolo, agli errori che ha commesso, alla paure che ha avuto, ma di andare avanti e metterci il massimo in quello che farà, solo ciò lo porterà ai veri successi nella vita “Lasciami stare fa uno sforzo, e prenditi il cosmo”.

L’intera canzone può essere dunque riassunta con le parole stesse di Caparezza: “Chi dice che il mondo è meraviglioso non ha visto quello che ti stai creando per restarci. Non è un parente che viene a farmi visita, ma un bambino col mio stesso nome e cognome. Parlo con lui cercando di infondergli la sicurezza che non ha mai avuto. Ma il piccolo ha inaspettatamente più coraggio di me e mi suggerisce di rinchiuderlo definitivamente nel passato. Forse è questa la chiave.”

Vuoi dare anche tu una interpretazione a questa canzone? Inviala a
significatocanzoni@gmail.com
la pubblicheremo a tuo nome oppure lascia semplicemente un commento in fondo al post.

TESTO

Ti riconosco dai capelli, crespi come cipressi
Da come cammini, come ti vesti
Dagli occhi spalancati come i libri di fumetti che leggi
Da come pensi che hai più difetti che pregi
Dall’invisibile che indossi tutte le mattine
Dagli incisivi con cui mordi tutte le matite
Le spalle curve per il peso delle aspettative
Come le portassi nelle buste della spesa all’iper
E dalla timidezza che non ti nasconde
Perché hai il velo corto da come diventi rosso
E ti ripari dall’imbarazzo che sta piovendo addosso
Con un sorriso che allarghi come un ombrello rotto
Potessi abbattere lo schermo degli anni
Ti donerei l’inconsistenza dello scherno, degli altri
So che siamo tanto presenti quanto distanti
So bene come ti senti e so quanto ti sbagli, credimi

No, non è vero
Che non sei capace, che non c’è una chiave
No, non è vero
Che non sei capace, che non c’è una chiave

Sguardo basso, cerchi il motivo per un altro passo
Ma dietro c’è l’uncino e davanti lo squalo bianco
E ti fai solitario quando tutti fanno branco
Ti senti libero ma intanto ti stai ancorando
Tutti bardati, cavalli da condottieri
Tu maglioni slabbrati, pacchiani, ben poco seri
Sei nato nel mezzogiorno però purtroppo vedi
Solo neve e freddo tutt’intorno come un uomo Yeti
La vita è un cinema tanto che taci
Le tue bottiglie non hanno messaggi
Chi dice che il mondo è meraviglioso
Non ha visto quello che ti stai creando per restarci
Rimani zitto, niente pareri
Il tuo soffitto, stelle e pianeti
A capofitto nel tuo limbo in preda ai pensieri
Procedi nel tuo labirinto senza pareti

No, non è vero
Che non sei capace, che non c’è una chiave
No, non è vero
Che non sei capace, che non c’è una chiave

Noi siamo tali e quali facciamo viaggi astrali
Con i crani tra le mani
Abbiamo planetari tra le ossa parietali
Siamo la stessa cosa, mica siamo imparentati
Ci separano solo i calendari
Vai, tallone sinistro verso l’interno
Caronte, diritto verso l’inferno
Lunghe corse, unghie morse
Lune storte
Qualche notte svanita in un sonno incerto
Poi l’incendio

Potessi apparirti come uno spettro lo farei adesso
Ma ti spaventerei perché sarei lo spettro di me stesso
E mi diresti “Guarda tutto apposto
Da quel che vedo invece tu l’opposto
Sono sopravvissuto a Bosco, ed ho battuto l’orco
Lasciami stare fa uno sforzo, e prenditi il cosmo”
E non aver paura che

No, non è vero
Che non sei capace, che non c’è una chiave
No, non è vero
Che non sei capace, che non c’è una chiave
Una chiave, una chiave, una chiave, una chiave

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