Sì, viaggiare – Lucio Battisti

SIGNIFICATO

INTERPRETAZIONE #1

Il testo della canzone inizia con un famosissimo verso: “Quel gran genio del mio amico”. Cercando su internet, scopriamo che queste prime parole potrebbero derivare da Richard Clayderman, che nel 1988 incise un 33 giri dedicato proprio a Lucio Battisti. Il titolo del disco era appunto:”Quel gran genio del mio amico!”. Nel testo della canzone ci sono tanti riferimenti alla macchina, mezzo che servirebbe appunto per viaggiare:

Picchiare in testa: è un difetto tipico di un motore. Quando l’auto accelera il motore dà dei colpi.
Regolare il minimo: alzare o abbassare i giri del motore quando la macchina è ferma.
Strappi al motore: quando il motore non gira perfettamente, soprattutto in fase di accelerazione.
E altre parole quali cacciavite, fari, filtro.

Leggendo il testo, ci sembra che tutto questo sia una grande metafora della vita: chi sia effettivamente l’amico a cui si riferisca Battisti non lo sappiamo, potrebbe indicare un amico qualunque a cui siamo affezionati e che ci aiuta nella vita di tutti i giorni e che ci fa da guida durante la nostra vita. Un vero amico ti aiuta nei momenti di difficoltà, ti darebbe una mano a sistemare qualsiasi cosa, fino a farti ripartire. Come dice bene Battisti, non ti promette di farti volare, ma ti aiuterebbe a rimetterti in moto, a continuare la tua vita più tranquillamente e ti consiglierebbe quale strada seguire: “e di notte con i fari illuminare chiaramente la strada per saper dove andare”. Una persona importante dunque, il cui scopo è aiutarti nei momenti difficili, un amico che non ti dice di buttare via tutto quanto, ma di riparare e viaggiare (viaggiare inteso come continuare a vivere appieno la propria vita).

INTERPRETAZIONE #2 (inviata dal nostro lettore Pietro P.)
Questa canzone odora di metafora religiosa lontano un miglio – talmente trasparente da poter essere indigeribile per qualcuno:

Dio che ti aiuta nei momenti di difficolta’

Che ti aiuta a discernere le persone da seguire e quelle da evitare

Che ti protegge dalle cadute piu’ gravi, ma senza per questo farti perdere il coraggio di vivere

Che ti da’ luce nei momenti piu’ bui

E ti indica la strada da percorrere

Viaggiare = vivere

Quel gran genio del mio amico = Dio, Gesu’ Cristo, o un’altra figura di maestro

Vuoi dare anche tu una interpretazione diversa a questa canzone? Inviala a
significatocanzoni@gmail.com
la pubblicheremo a tuo nome oppure lascia semplicemente un commento in fondo al post.
  1. Credo che siate completamente fuori strada. La canzone parla della figura dello psicologo – o chiunque sia in grado di aiutare una persona in difficolta’ di carattere psicologico, perlappunto ”quel gran genio del mio amico”. Genio perche’ si districa in problemi che hanno a che vedere la psiche e che appaiono misteriosi ai non addetti e amico perche con il terapeuta si instaura un rapporto che va dalla amicizia al transfer. Ha ‘le mani sporche d’olio’ sia perche’ ha a che fare con problemi psicologici tutto il giorno e anche perche’ e’ notorio che i piu’ grandi terapeuti sono a loro volta ex grandi nevrotici. ‘Lui saprebbe come fare, con un cacciavite in mano fa miracoli’ la capacita’ di trovare la sintesi e l’origine del disagio fa sembrare che egli risolva il tutto con elementi semplici delle complessita’, visto che per il paziente il disagio e’ connotato da confusione e disorientamento. ‘Ti regolerebbe il minimo’ e’ riferito all’umore nel senso che e’ in grado di portarlo a livelli ‘normali’ e ‘non picchieresti in testa’ nel senso che non avresti picchi di disperazione o eccessiva tristezza o confusione, per lo meno non in maniera cosi forte ‘ cosi forte no’ e ‘Potresti ripartire certamente non volare ma viaggiare’..e potresti continuare ad avere una vita ‘normale’, accettabile, certamente senza essere un fenomeno visto che in fondo sei una persona indebolita da nevrosi o distorsioni della realta’ …’ma viaggiare’ inteso come ‘in grado di andare avanti e non essere paralizato nel disagio nevrotico’…una volta capita la metafora la canzone…..viaggia da sola.
    Mario Pedone mario-pedone@libero.it

  2. Gianmaria Framarin - Reply

    A parte che Mogol ogni tanto sacrificava l’italiano alla canzone… io, per lunghi anni, non capivo il verso <>: addirittura, in un delirio di incomprensibilità, arrivai a pensare che si parlasse di “agente” (che immaginavo fosse una roba tecnica delle auto, boh), ma non capivo comunque il verso <>, e qui arrivai al delirio dei deliri: <>, in riferimento a non si capiva quale oggetto chiaro…
    In realtà, era molto più semplice, ma totalmente sgrammaticato.
    Mah, il senso della canzone?
    A me sembra facilissimo, a confondere è l’allegria melodica della canzone stessa: <>. Una sorta di inno alla moderazione o, meglio, alla lucidità interiore, fa un po’ pensare alle pratiche buddiste o consimili, so che spesso vengono citate come ispirazione dei testi di Mogol.

  3. Umberto Giancarli - Reply

    Ringraziandovi del contributo, ci tengo a fare due precisazioni:

    – La canzone in questione è del 1977, quindi mi sembra difficile che prenda ispirazione dal 33 giri di Clyderman che è, come dite, del 1988…

    – Come tutte le canzoni che canta Battisti, anche questa ha il testo di Mogol, quindi quel gran genio del suo amico, chiunque o qualunque entità sia, è riferita alla sfera affettiva di Mogol, non Battisti.

    Scusate l’impertinenza e grazie del lavoro che svolgete!

  4. E’ notorio che l’amico è uno sfortunato caduto nel vortice della droga e Lucio gli dedica il testo per dirgli che tutto si può riparare, non buttare.
    In pratica gli indica la strada per recuperare una vita che il drogato crede di avere ormai perduta, viaggiando anche nella notte, “con i fari illuminare”

  5. Personalmente mi piace credere che l’amico di cui parla Lucio sia il se stesso che fa tesoro dei consigli e delle esperienze e le usa per guidare la sua parte razionale.
    Come quando sommate fra di loro, le vicende della vita amorosa, lavorativa, sociale ecc. ti calamitano e ti trattengono nella giostra, quando la risposta, il “sapere cosa fare” sarebbe dolcemente viaggiare, come ognuno di noi nella nostra singolarità lo intende.

  6. La canzone in questione, ho scoperto appena ieri, é dedicata al suo batterista Zambon che ho conosciuto a lavoro (si ancora lavora non é in pensione). Ed era proprio lui che faceva miracoli perché aggiustava sempre tutto col cacciavite!

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