Un’idea – Giorgio Gaber

SIGNIFICATO

INTERPRETAZIONE #1

Con questa canzone tutt’altro che banale, Gaber ci fa riflettere sulle nostre idee: il ritornello “Un’idea, un concetto, un’idea finché resta un’idea è soltanto un’astrazione se potessi mangiare un’idea avrei fatto la mia rivoluzione”  provoca l’ascoltatore e ci fa rendere conto di come le nostre idee nel 99% dei casi rimangono cose astratte, prive di qualsiasi convinzione e riscontro con la realtà. Leggendo le strofe si capisce ancora meglio questo concetto: Gaber fa l’esempio del signor Brown, uomo agli occhi di tutti antirazzista, ma appena sua figlia decide di sposarsi con un ragazzo di colore, la sua idea di antirazzismo sembra crollare (“ma non era di buon umore“); come lui, nel testo ci sono tanti esempi tra cui quello di provare ad educare il proprio figlio con l‘idea data da un libro di psicologia: anche in questo caso, l‘idea di educazione fornita dal libro fallisce clamorosamente, portando all’esaurimento il padre del bambino. Insomma possiamo avere tante idee, ma di fatto la gran parte di esse, se non addirittura tutte, si scontrano con la realtà che sembra dimostrare ogni volta, quasi ironicamente, l’esatto opposto di quello che noi avevamo pensato; da qui la sfida di Gaber “se potessi mangiare un’idea avrei fatto la mia rivoluzione” ad indicare però ancora una volta la distanza talvolta insuperabile che separa l’avere un’idea (“mangiare un’idea“) dal metterla in pratica e vederla realmente realizzata (in fondo, chi mai è in grado di mangiare un’idea??).

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Una replica a “Un’idea – Giorgio Gaber”

  1. Rita ha detto:

    Ritengo che le idee sono qualcosa con cui ci identifichiamo ma non ci qualificano per ciò che siamo realmente. Un essere umano è molto più di una accozzaglia idee messe insieme ma si ostina a identificare se stesso con le sue idee invece di identificarsi con colui che le percepisce e decide, sceglie quale idea “mangiare”, quindi sperimentare, realizzare, manifestare o mettere in pratica. Da qui nasce il caos, perché il creatore che si confonde con la sua creazione diventa miserabile fino all’ironia.

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