rimmel (1)

Rimmel – Francesco De Gregori

SIGNIFICATO

INTERPRETAZIONE #1

La canzone “Rimmel” è stata pubblicata nel 1975, nell’omonimo album. A quei tempi la gente era abituata alle solite canzoni d’amore che vedevano il picco più alto di popolarità con Sanremo; per intenderci, le canzoni che fanno rima con sole/cuore/amore. Rimmel è una canzone d’amore, ma diversa da tutte le altre: la novità rivoluzionaria (almeno per quei tempi) è che narra la fine di una storia d’amore.
La copertina dell’album Rimmel sta a significare proprio questo: una rottura con le convenzioni. Il bel ritratto femminile a colori, al centro, infatti, è circondato da uno sfondo bianco e nero totalmente dissonante, che disturba la scena e lascia una sensazione di inquietudine, che perfino la protagonista sembra percepire.

Il titolo della canzone proviene dal cosmetico che usano le donne per allungare ed annerire le ciglia. Suggerisce proprio ciò di cui si parla: un trucco, un qualcosa di forzato, artificiale, che nasconde una verità inopportuna, non gradita.





L’incipit della canzone rispecchia una caratteristica distintiva di De Gregori: non comincia dal principio presentando i personaggi o annunciando i fatti; è come se noi fossimo arrivati in ritardo, quando tutto è già iniziato. Tanto è vero che la prima parola della canzone è una congiunzione, come dire che prima c’era dell’altro che purtroppo ci siamo persi…

E qualcosa rimane
fra le pagine chiare e le pagine scure

Giusto per essere chiari: abbiamo appena iniziato ma la storia si è già conclusa, consumata. Ha lasciato degli strascichi, dei rimasugli: il libro che racchiude i ricordi di questa storia è pieno di episodi positivi (pagine chiare), ma anche di pagine brutte, oscure.

e cancello il tuo nome dalla mia facciata

Ma non siamo qui a ripassare i ricordi della nostra storia, ormai dobbiamo abituarci all’idea che non saremo più una cosa sola.

e confondo i miei alibi e le tue ragioni
i miei alibi e le tue ragioni.

E ora colpe o meriti, alibi o ragioni, si confondono, perdono di significato, e comunque si sa che non pendono mai da una parte sola. Abbiamo sbagliato entrambi, ed entrambi abbiamo ragione. Punto.

Chi mi ha fatto le carte
mi ha chiamato vincente

Qualcuno aveva predetto per noi un futuro roseo, promettente, pieno di belle cose.

ma uno zingaro è un trucco

Ma si sa, i chiromanti sono falsi, è tutto un trucco, esattamente come il rimmel: non bisogna credere loro.

e un futuro invadente
fossi stato un po’ più giovane
l’avrei distrutto con la fantasia
l’avrei stracciato con la fantasia.

Lo zingaro mi aveva convinto raccontandomi perfino alcuni particolari della nostra futura vita insieme, a tal punto che l’ho trovato invadente: avrei preferito che alcune piccole cose del nostro futuro rimanessero private, solamente nostre. Ad ogni modo, quelle cose non sono accadute e la profezia non si è avverata. Alla fine, è stato solamente un bel gioco di fantasia di quello zingaro: a ripensarci, se fossi stato consapevole del gioco (e solamente di qualche anno più giovane) l’avrei potuto battere inventandomi molte più cose di lui.

Ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo
e la mia faccia sovrapporla a quella di chissà chi altro ancora

Ora puoi baciare qualcun altro, non mi interessa più. Puoi pure sostituire tutte le mie fotografie con quelle di qualcun altro. Anzi, puoi pure prenderle e ritagliare la mia faccia, se vuoi, oppure incollarci sopra quella di un altro. Prendi i ricordi che hai di me e facci quello che vuoi, tanto ormai non hanno più alcun valore.

i tuoi quattro assi bada bene di un colore solo
li puoi nascondere o giocare come vuoi
o farli rimanere buoni amici come noi.

Avevi in mano la nostra storia, avevi un poker di assi in mano, ma stavi barando: erano tutti dello stesso colore. Ho sempre saputo che baravi, con me. E così come hai barato con me, puoi farlo (di nascosto o alla luce del sole, come preferisci) anche con quelli che mi seguiranno; anzi, sono sicuro che lo farai. Alla fine del gioco, però, non è detto che tu debba buttarli via per forza, potete semplicemente rimanere amici come abbiamo fatto noi.

Santa voglia di vivere
e dolce Venere di rimmel

E cosa rimane della nostra storia? Solamente la voglia di andare avanti, la sacrosanta voglia di continuare a sopravvivere. E rimani tu, dolce come la dea dell’amore, Venere, ma che non esiti ad usare trucchetti.

come quando fuori pioveva e tu mi domandavi
se per caso avevo ancora quella foto
in cui tu sorridevi e non guardavi.

(Notare qui il richiamo al detto “come quando fuori piove” usato per ricordarsi l’ordine dei semi delle carte “cuori, quadri, fiori, picche”, che si riallaccia agli aspetti del gioco, del fato, del destino, già ricordati nel precedente ritornello). Un giorno tu mi hai chiesto se avevo ancora quella foto, che faceva risaltare il tuo splendido sorriso, mentre eri persa ad osservare qualcosa.

Ed il vento passava
sul tuo collo di pelliccia e sulla tua persona

In quella foto, il vento passava su di te e tu quasi non te ne accorgevi talmente eri assorta nei tuoi pensieri.

e quando io senza capire ho detto: «Si»
hai detto: «È tutto quel che hai di me».

Quando ti ho risposto che conservavo ancora quella foto, tu – bruscamente – hai ribattuto dicendomi di tenerla ben stretta perché era tutto ciò che mi rimaneva di te.

È tutto quel che ho di te.

Bene, allora sai cosa ti dico?! Sì, è tutto quello che voglio conservare di te. Non mi serve altro.

Ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo
e la mia faccia sovrapporla a quella di chissà chi altro ancora
i tuoi quattro assi bada bene di un colore solo
li puoi nascondere o giocare con chi vuoi
o farli rimanere buoni amici come noi.





INTERPRETAZIONE #2 (inviata da un nostro lettore)

Questa è un’interpretazione personale, ma occorre premettere che si tratta di ipotesi, e, soprattutto per alcuni passi più criptici come “I tuoi quattro assi, bada bene, di un colore solo…“, in realtà non possiamo sapere quali significati personali l’autore da ad alcune figure o parole. Egli narra della fine di un amore, che per quanto sia esperienza comune nondimeno porta sempre una più o meno forte amarezza e in alcuni casi un forte dolore;
la frase -rimanere buoni amici come noi- dal significato letterale di storia finita comunque bene, è confutata dal messaggio di amarezza che esprime l’intero testo, in questo caso affrontata con la calma del saggio che non è esente dal dispiacere o il dolore della situazione, ma che lo attraversa con la meditazione e la valutazione dei fatti.

“E qualcosa rimane, fra le pagine chiare, fra le pagine scure, e cancello il tuo nome dalla mia facciata e confondo i miei alibi e le tue ragioni, i miei alibi e le tue ragioni.” 

Un amore è finito, devo cancellarlo dalla memoria perché non fa più parte della mia realtà, rimane la confusione che provoca il dolore, le speranze deluse.

“Chi mi ha fatto le carte mi ha chiamato vincente ma lo zingaro è un trucco ma un futuro invadente…”

Pensare che l’oracolo aveva predetto per me felicità… ma sappiamo bene che questi sono solo trucchi, artifici di zingari

“Fossi stato un pò più giovane, l’avrei distrutto con la fantasia, l’avrei stracciato con la fantasia.”

Qui pone una nota puramente ironica: per una piccola parte ho voluto crederci, cedere alla debolezza di abbandonarmi alla visione paradisiaca, ma se fossi stato più giovane certamente l’avrei smascherato semplicemente,
“distrutto con la fantasia”, come si usava dire.

“Ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo e la mia faccia sovrapporla a quella di chissà chi altro. I tuoi quattro assi, bada bene, di un colore solo, li puoi nascondere o giocare come vuoi o farli rimanere buoni amici come noi.”

Ora puoi usare le tue tattiche, le tue risorse, con qualcun altro, ma bada che queste risorse disoneste, non sono vere, non hanno vero valore, e non produrranno del tutto bene, o le nascondi o le giochi rischiando anche il
male, oppure potranno portare al nulla come per noi.

“Santa voglia di vivere e dolce Venere di Rimmel. Come quando fuori pioveva e tu mi domandavi se per caso avevi ancora quella foto in cui tu sorridevi e non guardavi. Ed il vento passava sul tuo collo di pelliccia e sulla tua persona e quando io, senza capire, ho detto sì. Hai detto “E’ tutto quel che hai di me”. È tutto quel che ho di te.”
Questo è un passo di forte intensità emotiva, di forte impatto. Egli fa un’amara ironia, quando dice “santa voglia di vivere” richiamando all’ingenuità, al sacrosanto e giusto desiderio di vivere una vita semplice e in armonia,
Infatti presenta un’immagine di vita corrente, quando le coppie riguardano le foto, provano piacere a guardare le più belle, ricche di fascino, quelle di essi stessi ritratti nel momento di massimo splendore, sorridenti e benevoli, e si fanno domande l’un l’altro del tipo: dove sono state fatte o se le si possiedono ancora; E quando lei gli domanda se ha ancora una foto di quelle che lui amava di più dove lei era bellissima e dolce, lui nemmeno aveva capito bene, non l’aveva sentita bene e quindi non aveva nemmeno compreso, ma come a volte accade quando si ama tantissimo le risponde di -sì- ugualmente, solo per amore, solo perché è stata lei a chiedere, solo per il piacere di dirgli di “sì”, ed è proprio in quel momento, che lei gli dice che lui non la aveva, che tutto quello che possedeva di lei era solo quella foto.

Vuoi dare anche tu una interpretazione a questa canzone? Inviala a
significatocanzoni@gmail.com
la pubblicheremo a tuo nome oppure lascia semplicemente un commento in fondo al post.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

banner
Questo sito utilizza cookie per le proprie funzionalità e per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.

Per maggiori informazioni clicca qui Privacy Policy e qui